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Germania

Brexit: invii di merci per la Gran Bretagna

Un anno fa stavamo seguendo la questione Brexit, avevamo molti dubbi e continuavamo a chiederci: la Brexit si farà? Sarà una hard Brexit? E cosa comporterà?

Impatto della Brexit sull’e-commerce

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Il 1º gennaio 2021 la Brexit c’è stata davvero: dopo 47 anni di appartenenza all’Unione europea, il Regno Unito ha abbandonato il mercato interno UE e l’unione doganale europea. Il primo ministro Boris Johnson l’ha definito un «grande momento» per il paese.

Cosa è successo dall’autunno scorso in termini di Brexit e di e-commerce?

Lo scorso autunno non era ancora chiaro se la Brexit avrebbe comportato un duro abbandono dell’UE da parte del Regno Unito o se si sarebbe potuta raggiungere un’intesa dell’ultimo minuto sotto forma di un accordo atto a disciplinare le relazioni comuni anche dopo la Brexit. Dopo mesi di negoziati e diverse scadenze non rispettate, il 24 dicembre le parti hanno raggiunto un accordo dell’ultimo minuto. 

Dopodiché le cose sono andate molto velocemente per gli abitanti dell’isola: a ridosso del nuovo anno, il Parlamento britannico ha fatto passare in poche ore la legge di ratifica approvata poi dalla regina. Il trattato è stato pubblicato ufficialmente nella Gazzetta ufficiale dell’UE proprio per San Silvestro, consegnando così alla storia la hard Brexit, un’uscita di scena immediata. 


In che modo la Brexit influisce sul cross-border e-commerce?

L’accordo negoziato disciplina i rapporti commerciali tra l’UE e il Regno Unito. Esso non verte su un accordo di recesso quanto su accordi commerciali e di collaborazione. Per quanto riguarda gli accordi commerciali, ovvero le relazioni economiche tra l’UE e il Regno Unito, l’attenzione in termini di circolazione delle merci è incentrata sull’imposta sul fatturato e sulle questioni di diritto doganale. 

In sintesi si può affermare che anche nel commercio futuro, almeno per alcuni beni, non ci saranno dazi doganali o restrizioni quantitative. Al tempo stesso, il Regno Unito resta un paese terzo per l’UE.

Di seguito gli aspetti principali dell’accordo per la circolazione di merci. 


Effetti sull’imposta sul fatturato

L’accordo ratificato lascia invariate le regolamentazioni sull’imposta sul fatturato contenute nell’accordo di recesso. Per i membri dell’UE, il Regno Unito è considerato un paese terzo ai fini fiscali.

Effetti sui dazi doganali

Anche con l’accordo di libero scambio, i confini doganali tra l’UE e il Regno Unito rimangono in vigore. Ciò significa che le merci devono essere sdoganate quando attraversano il confine, che devono essere presentate dichiarazioni di importazione ed esportazione e che la circolazione delle merci è sottoposta a controlli. 

D’altra parte, l’accordo commerciale prevede che i dazi all’importazione non si applichino alle merci che soddisfano le norme di origine. 

Pertanto, le merci con origine preferenziale nell’UE sono esenti da dazi quando vengono importate nel Regno Unito e viceversa. Tuttavia, la definizione di origine della merce deve essere attentamente verificata, rispettata e dimostrata. Eventuali errori possono essere perseguiti con pene pecuniarie o procedimenti penali. Per le imprese ciò significa che, se desiderano avvalersi del diritto di preferenza, devono conoscere nel dettaglio le relative disposizioni e ponderare il carico di lavoro rispetto al risparmio.

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Le nuove disposizioni e-commerce richiedono una gestione elettronica

Lo scorso autunno abbiamo già parlato di come la Brexit e i relativi cambiamenti nel diritto britannico e internazionale influenzeranno anche i servizi postali. 

Ecco di nuovo un riepilogo di come l’azienda postale britannica e altri fornitori di servizi di recapito gestiranno i pacchi transfrontalieri in futuro.

Oltre ai requisiti fiscali per le spedizioni e-commerce destinate al Regno Unito, dal 2021 sono stati inaspriti anche gli standard di sicurezza.

  • Da ora in poi pacchi e pacchetti devono essere elaborati elettronicamente.
  • Da ora in poi i dati doganali devono essere trasmessi in anticipo elettronicamente.

Si è trattato di uno dei più grandi cambiamenti nel commercio internazionale fino a oggi non solo per l’azienda postale britannica, ma per tutti i fornitori di servizi di recapito del trasporto transfrontaliero.

 

L’impatto della Brexit sul commercio online internazionale

Ecco di nuovo una breve panoramica di ciò che i commercianti online devono considerare a partire dal 1º gennaio 2021 per poter continuare a servire i propri clienti nel Regno Unito.

  • Per gli articoli low-value (ovvero con un valore di mercato esiguo, finora max GBP 15.–), è stata eliminata l’esenzione IVA precedentemente in vigore.
  • Per la merce con un valore compreso tra GBP 0.– e 135.– vige un nuovo sistema IVA. Il pagamento dell’IVA spetta ora al venditore o alla piattaforma di vendita. L’IVA dovuta deve essere pagata direttamente all’HMRC (Her Majesty’s Revenue and Customs), ovvero alle autorità di governo o all’autorità fiscale del Regno Unito.
  • Le spedizioni con un valore della merce superiore a GBP 135.– sono soggette a dazi doganali e IVA. Questi oneri doganali e fiscali devono essere corrisposti dal cliente al momento della ricezione dell’invio, a meno che non siano già stati pagati dal mittente (DDU = Delivered Duty Unpaid o DAP = Delivered At Place). Viene inoltre applicata una commissione per il trattamento. 
  • Il limite di valore di GBP 39.– per i regali tra privati rimane invariato.
  • Il cartellino doganale verde o la lettera di vettura (etichetta postale CN22/23) rimarrà o entrerà in vigore per gli spedizionieri dell’Unione Europea che inviano merci nel Regno Unito.

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Qual è al momento il volume effettivo di spedizioni dell’e-commerce nel Regno Unito?

Prima della Brexit, circa il 69% dei pacchi nel Regno Unito era riconducibile ad acquisti online effettuati all’interno del paese; l’8,6% dei pacchi proveniva da paesi UE e circa il 9% da altri paesi non UE. Nella prima metà del 2021, dopo l’accordo sulla Brexit, gli acquisti nazionali sono aumentati del 30%. Diversamente, le spedizioni di merci dall’UE sono diminuite di circa il 55% e quelle dai paesi non UE di circa il 35%. 

Già accelerata dalla pandemia di coronavirus nel 2020, questa tendenza ad acquistare a livello locale ha ricevuto un ulteriore impulso dopo la Brexit, come dimostra l’andamento. 

La spedizione di merci dall’Unione europea al Regno Unito e viceversa è diventata più complessa. Nonostante l’accordo di libero scambio, il commercio tra l’UE e il Regno Unito presenta ancora numerosi problemi e ci vorrà del tempo affinché le parti coinvolte familiarizzino con le nuove regole e le applichino in modo efficace. 

Controlli più severi, nuove procedure doganali per le importazioni e le esportazioni e la documentazione aggiuntiva stanno causando ritardi alla frontiera per la spedizione di merci, poiché a volte non c’è chiarezza sui documenti richiesti per la spedizione.

Ulteriori ostacoli sono dati dalla necessaria implementazione del nuovo sistema IVA per l’invio di merci fino a GBP 135.– per le importazioni nel Regno Unito e dal nuovo sistema di gestione dei rinvii. 

Per i commercianti online che finora spedivano i propri pacchi nel Regno Unito o importavano merci dal Regno Unito, la Brexit ha comportato diversi cambiamenti. Ci vorrà sicuramente ancora del tempo prima che il commercio tra il Regno Unito e l’UE si stabilizzi nuovamente.

Come abbiamo già evidenziato, il trasporto di merci dal Regno Unito verso l’UE e viceversa è crollato. Sono proprio i commercianti dei cosiddetti beni low value, che da ora in poi dovranno registrarsi nel Regno Unito e pagare l’IVA, a temere questi cambiamenti, per non parlare della registrazione elettronica di tutti i dati. Ricordiamo che fino a GBP 135.– il venditore della merce è tenuto a registrarsi nel Regno Unito e a pagare l’IVA all’HMRC. 

Ma i consumatori britannici che acquistano merci all’estero dovranno ora fare i conti con costi aggiuntivi, tasse di sdoganamento o IVA per le spedizioni di merci superiori a GBP 15.–. I tempi di consegna aumenteranno anche per loro a causa dello sdoganamento, delle ispezioni ecc.


Il mercato britannico ha un grande potenziale di crescita nel settore dell’e-commerce: cosa succederà?

Il mercato britannico dell’e-commerce si conferma il più grande d’Europa, prima ancora della Germania. Circa la metà degli acquirenti online del Regno Unito effettua acquisti transfrontalieri; la maggior parte delle spedizioni proviene dagli Stati Uniti o dalla Cina ma il 9% dalla Germania. La spesa media di un acquirente online britannico è di EUR 1780.–.

Nel 2021 la percentuale di consumatori britannici che acquistano da rivenditori esteri è diminuita del 7,3%.

Fonti dell’azienda postale britannica affermano che il nuovo sistema IVA è facile da applicare e che non sono previsti cambiamenti nel prossimo futuro. 

Tuttavia, è chiaro anche a loro che i volumi hanno risentito della Brexit e del nuovo regime fiscale, con un calo soprattutto dei prodotti low value. Anche il carico di lavoro associato ai nuovi requisiti relativi ai dati ha avuto un impatto negativo, con conseguente perdita di clienti e volumi.


C’è bisogno di una soluzione semplice per l’e-commerce!

Per partecipare alla crescita del mercato britannico, o semplicemente per evitare di indisporre o perdere i propri clienti britannici, i commercianti online con sede nell’UE e in Svizzera devono adattarsi a queste nuove circostanze. Esistono diverse soluzioni: troverà sicuramente quella che fa per lei!

Spedisce principalmente pacchi di valore inferiore a GBP 135.–? La nuova soluzione per questo tipo di invii potrebbe fare al caso suo in quanto le consente di consegnare merci ai suoi clienti britannici con la stessa, o addirittura maggiore, attenzione rispetto al passato.


In che modo i commercianti online svizzeri possono beneficiare concretamente di questa soluzione dazi e IVA semplificata?

Per spedizioni fino a GBP 135.– il suo shop online o la sua piattaforma di vendita possono registrarsi nel Regno Unito e richiedere un numero EORI britannico. Successivamente, gli invii possono essere spediti al destinatario nel canale postale ordinario con i relativi dati elettronici ITMATT/EAD.

Tuttavia, è ancora necessario apporre la dichiarazione doganale CN22 sull’etichetta armonizzata. Le spedizioni vengono trasportate dalla Posta al Regno Unito, dove passano attraverso la dogana e vengono controllate per verificare la corrispondenza tra il mittente e un numero EORI esistente. Gli articoli fino a GBP 135.– provenienti da mittenti con numero EORI britannico sono esenti da dazi doganali e vengono inoltrati direttamente al recapito.

La ditta di vendita per corrispondenza o la piattaforma dichiara l’IVA all’HMRC con cadenza mensile o trimestrale e la versa direttamente. Il destinatario riceve la spedizione senza ritardi e senza commissioni aggiuntive. Questo migliora l’esperienza di acquisto e la soddisfazione del cliente!

 

Limiti della soluzione dazi e IVA semplificata per il commercio online

Questa soluzione si applica solo agli invii fino a un valore massimo di GBP 135.–. Ma attenzione: non vale per i pacchi contenenti merci soggette ad accisa!

Questi prodotti, come il tabacco, le sigarette e l’alcol, sono soggetti ad accisa indipendentemente dal loro valore. Le autorità doganali emettono la relativa fattura al destinatario.


 

Quali sono le fasi successive del suo e-commerce?

Saremo lieti di affiancarla e di fornirle ulteriori informazioni sul processo di registrazione, sui dati ITMATT/EAD e naturalmente ulteriori consigli e suggerimenti utili.

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